USCITA GUIDATA AL CAMPAGNON

Turismo lento con l’Università Aperta Vigontina nell’ambito del “festival del Turismo sostenibile 2020” promosso da ITACA’ al quale il Comune di Vigonza ha aderito.

Prima uscita 29 settembre 2020

USCITA CAMPAGNON

Il Campagnon area verde ubicata tra i due rami della Tergola.

Accompagnatori: Franca Melinato, Vittorio Rampin e Alberta Vittadello

Il cielo è sereno e fa caldo ma il nutrito gruppo di persone che partecipa al primo itinerario a piedi previsto nel territorio vigontino tra Brenta e Tergola, è diretto verso un ambiente che, sicuramente, regala ristoro. Nella breve sosta di presentazione all’inizio del percorso, la Presidente dell’UAV Franca Melinato, sottolinea con piacere la presenza di persone giovani provenienti da territori limitrofi e illustra l’obiettivo della passeggiata. Alberta fa brevi cenni sulla idrogeologia mettendo in evidenza che il paesaggio è frutto del substrato geologico. La pianura alluvionale si è formata in centinaia di migliaia di anni dal deposito e sedimentazione delle rocce incoerenti come ciottoli, ghiaie, sabbie, limi e argille. I materiali più grossolani come ciottoli e ghiaie costituiscono l’alta pianura, i materiali più fini la bassa pianura. Come ideale confine tra le due zone, troviamo la fascia delle risorgive con polle e zone umide paludose dove origina anche la Tergola nell’area umida della Palude di Onara.Il fenomeno delle risorgive è legato alla presenza di letti e lenti di argilla, roccia incoerente impermeabile che forma quindi una barriera al passaggio delle acque pluviali penetrate nella pedemontana.

Il gruppo si incammina lungo la Tergola percorrendo gli 800 metri circa per arrivare al Ponte delle Frassine. Ci si sofferma solo poco a osservare la vegetazione in particolare la Coda Cavallina (Equisetum arvens). Al ponte delle Frassene, confluenza tra il ramo principale e quello rettificato della Tergola, il gruppo è atteso dal signor Rampin che ha il compito di illustrare la storia recente dell’area. Qui, osservando gli argillosi coltivi circostanti, ci si sofferma sulle caratteristiche di due campioni, uno di argilla umida e uno di argilla asciutta. Alberta evidenzia che i minerali argillosi hanno caratteristiche fisico-chimiche peculiari, quali la dimensione micrometrica e forma laminare dei cristalli che comportano notevoli capacità di assorbimento d’acqua. Queste caratteristiche conferiscono al sedimento argilloso una sensibile plasticità se miscelato con acqua e refrattarietà se disidratato, proprietà che hanno permesso lo sviluppo dell’industria laterizia di cui rimane traccia proprio nei laghetti di cava.

Vittorio sottolinea che alla conflunza dei due rami della Tergola esisteva un bosco costituito da essenze arboree autoctone che fornivano un legno di valore, come querce, frassini, olmi. L’area ricopre una zona depressa e soggetta ad allagamenti per questo alla fine degli anni sessanta è stato realizzato un sifone a botte che separa con canalizzazione sotterranea il rio Negrisia dalla Tergola. L’area diventa quindi zona agricola. Il signor Rampin aggiunge che i terreni argillosi sono molto fertili se le pratiche agricole rispettano alcune regole come l’aratura in momenti appropriati.

Scendendo dall’argine lo sguardo abbraccia l’area definita proprio il “Campagnon”.  Si percorre un tratturo che affianca un coltivo di soia sulla destra e una tipica riva arborea di confine, arrivando alla fattoria che era il centro delle attività fino alla fine del secolo scorso. Ristrutturata nel rispetto dell’architettura originaria, attualmente è un’abitazione privata. Il proprietario accogliendoci, ne illustra brevemente le caratteristiche. Nel cortile della fattoria si trova un pozzo freatico, ovvero di falda libera superficiale (ca 6m dal piano campagna). Le guide si soffermano per descrivere brevemente la differenza tra acquifero libero o falda freatica superficiale, e acquifero confinato o in pressione. Quest’ultima riveste ma, soprattutto rivestiva in passato, una notevole risorsa di acqua potabile: si tratta dei pozzi artesiani, circa 20 ancora presenti nell’area comunale, ma la cui acqua viene ora classificata non potabile. L’origine delle falde confinate è ancora una volta legata alla presenza di letti argillosi alternati a strati permeabili del sottosuolo. L’acqua di falda rimane quindi a stazionare nei livelli permeabili sabbiosi. Nella creazione di un pozzo che perfora lo strato impermeabile superiore della falda, l’acqua sale verso l’alto, raggiungendo una quota direttamente proporzionale alla pressione presente all’interno della falda. L’acqua sgorga quindi continuamente tendendo a raggiungere la quota della linea piezometrica, che rappresenta la condizione di equilibrio.

Rprendendo il cammino il Signor Rampin si ferma su una cappezzagna con direttrice Est ovest spiegando che si tratta di ciò che resta di un decumano del graticolato romano nel suo limite sud, la direttrice si ritrova fino ai confini orientali del comune verso Pianiga (Ve) Qui la natura si lega alla storia Romana che trova riscontro nei toponimi come Peraga derivato da Petrus ager – campi di pietra – argilla per mattoni, via Desman Decumano, direzione est Ovest e Via del Cardo, Cardine, direzione nord sud. Per approfondimenti Museo del graticolato romano di Borgoricco.

Prima di tornare al corso della Tergola si costeggia lo scolo Negrisia con il carattersitico andamento meandriforme per giungere al l laghetto di cava. Dalla cava posta alla confluenza tra lo scolo Negrisia e lo scolo Corinaldi, negli anni sessanta, si ricavava argilla per laterizi prodotti nella fornace posta dove attualmente si trova la zona artigianale di Peraga. Lasuperficie totale è di circa 19 mila mq. La profondità varia da 1,5 a 6 metri. La parte meno profonda attualmente è ricoperta da una vegetazione arborea spontanea con olmi, saliconi, pioppi bianchi, ontani e canne palustri nelle zone più depresse. La cava ricoprendo una zona depressa, funziona da cassa di espansione in caso di precipitazioni cospicue salvaguardando le aree circostanti. La fauna ittica si sta impoverendo a causa dell’introduzione di specie esotiche. L’avifauna è rappresentata da aironi, anitre selvatiche e picchi verdi mentre i volatili di piccole dimensioni stanno scomparendo a causa della presenza sempre più massiccia di gazze e ghiandaie. Tra i mammiferi si registra una buona presenza delle volpi che tengono sotto controllo la popolazione di nutrie.

Pur ricadendo l’area lacustre in proprietà privata, possiamo affermare che questo biotopo è un bene comune per l’ecosistema che si è creato.

A cura di Alberta e Vittorio

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