Relazione finale
del viaggio promosso dall’UAV ad Agrigento, capitale della cultura italiana 2025, e nella Sicilia orientale dal 3 al 7 aprile 2025.
Siamo partiti in 46 persone da Vigonza, in pullman, per raggiungere l’aeroporto di Venezia, dove ci siamo imbarcati per Palermo.
Dopo lo scalo a Palermo, accompagnati dalla guida, abbiamo raggiunto Palazzo dei Normanni attualmente sede dell’Assemblea Regionale di Sicilia che ingloba al primo piano la Cappella Palatina, basilica a tre navate decorata con splendidi mosaici bizantini e con un meraviglioso soffitto ligneo nel quale spicca l’immagine del Cristo Pantocratore.
Dopo la visita alla cattedrale che, con la sua straordinaria commistione di stili architettonici rappresenta la storia della Sicilia e delle sue dominazioni, è stata definitivamente convertita al culto cristiano dai Normanni nel XII secolo, abbiamo visitato il quartiere di Ballarò, il suo mercato dove abbiamo pranzato.
Nel primo pomeriggio abbiamo costeggiato la famosa Fontana Pretoria (o della vergogna) nell’omonima piazza, i Quattro Canti in Piazza Villena a simboleggiare i quattro fiumi, le quattro stagioni e le quattro sante di Palermo, percorso via Maqueda fino al Teatro Massimo da dove siamo partiti per Agrigento.
La mattina successiva abbiamo visitato il centro storico di Agrigento. Percorrendo la centralissima Via Atenea abbiamo potuto ammirare i numerosi santuari, basiliche, chiese, monasteri sorti in varie epoche storiche fino a raggiungere, alla sommità della collina la Cattedrale, dedicata al suo patrono San Gerlando, da cui si può ammirare il bellissimo panorama che circonda Agrigento. Sul lato esterno della navata sinistra abbiamo ammirato una serie di monumenti sepolcrali di vescovi girgentini.
Affascinante è stata la visita alla chiesa medievale di Santa Maria dei Greci eretta sui resti ancora visibili di un tempio greco.
Nel pomeriggio non poteva mancare la visita alla Valle dei Templi a partire dal Tempio di Giunone fino ai templi della Concordia, di Ercole, di Giove olimpico con la copia del Telamone, Di Castore e Polluce.
Al termine del percorso egregiamente narrato da una appassionata guida, ci siamo immersi nell’inebriante profumo delle zagare di limoni in fiore del giardino Kolymbetra, un tempo piscina degli dei, ricco d’acqua che rende fertile e unica questa piccola valle ora gestita dal FAI.
La visita a Ragusa del terzo giorno è segnata dalle tracce lasciate dal terribile terremoto del 1693 dove morì quasi la metà dei suoi abitanti. La visita è iniziata dal racconto da quel che è rimasto dei monumenti che si trovano ai piedi della città fino a raggiungere il suo centro dove si trovano la Chiesa delle S.S. Anime del Purgatorio, il Palazzo della Cancelleria, la Chiesa di Santa Maria dell’Itria e il Duomo in cui siamo entrati salendo una lunga scalinata. Per mancanza di tempo e impraticabilità delle strade abbiamo potuto vedere il quartiere storico di Ibla solo dal pullman.
Nel pomeriggio a Noto, anche lei distrutta dal terremoto del 1693 e completamente ricostruita con pietra calcarea locale molto particolare, a tratti bianca a tratti dorata, siamo entrati dalla Porta Reale, fiancheggiato il monastero del S.S. e la chiesa di San Francesco d’Assisi fino a raggiugere la Basilica Cattedrale di San Nicolò in cui siamo entrati per constatare che è ancora in fase di restauro dopo il crollo dell’edificio del 1996. Non poteva mancare una passeggiata lungo il percorso dell’infiorata adiacente la scalinata della Cattedrale.
Intensa la visita del quarto giorno a Siracusa a partire dal tempio di Apollo situato all’entrata a Ortigia una piccola isola di poco più di un chilometro quadrato oggi collegata al resto della città da due ponti. E’ la parte più antica di Siracusa con tracce di civiltà greca, romana, bizantina, araba e normanna dove sorgono splendide architetture barocche, piazze affascinanti e monumenti storici fra cui il Duomo, il Castello Maniace e la famosa Fonte di Aretusa sul lungomare legata al mito greco.
Nel pomeriggio visita al parco archeologico Neapolis che comprende il Teatro Greco, l’Anfiteatro Romano uno dei massimi edifici del genere esistente del III-IV secolo d.c. nel cui giardino sono stati collocati imponenti sarcofagi provenienti dalle necropoli di Siracusa e di Megara Hyblaea, l’Ara di Ierone destinata ai sacrifici pubblici, le latomie del Paradiso e di Santa Venera, immense cave di pietra da cui si ricavava il materiale per la costruzione della città, in cui si possono ancora ammirare la Grotta dei Cordari e l’Orecchio di Dionisio. Sul limitare della latomia di Santa Venera appare una serie di camere sepolcrali fra le quali la cosiddetta tomba di Archimede.
Al termine delle visita abbiamo approfittato della bellezza della fontana di Diana per immortalarla con foto ricordo. Non abbiamo visitato i giardini Naxos per dare tempo alla visita all’anfiteatro di Taormina, il secondo più grande di Sicilia, iniziato dai greci nel III secolo a.c., che ha una capienza di 4.500 posti ed è la location più ambita per spettacoli, concerti, cerimonie e grandi eventi pubblici.
La visita all’Etna prevista nella mattina del quinto giorno è stata guastata dal maltempo. Abbiamo comunque imparato come funziona un vulcano dalla lezione della guida che poi ci ha accompagnato per un breve tratto sulla costa dell’Etna.
Nel pomeriggio visita a Piazza Duomo, cuore simbolico di Catania con la sua magnifica cattedrale di Sant’Agata e la famosa fontana dell’Elefante.
Dalla Piazza abbiamo percorso un tratto di Via Etnea con meravigliosi palazzi di stile barocco e il Teatro Greco-Romano che, purtroppo, solo alcuni di noi sono riusciti ad ammirare. Non poteva mancare una sosta al Teatro Massimo dedicato al compositore Vincenzo Bellini che qui è nato nel 1801.
Il nostro viaggio è terminato all’aeroporto di Catania da dove siamo partiti per il rientro a Vigonza.
Franca Melinato
Di seguito sono disponibili il pdf e le immagini delle locandine emesse a promozione del viaggio.