Il padovano Michele Ruol è un medico anestesista che scrive per il teatro.
Il punto di vista del romanzo “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” è insolito, perché a raccontare la storia non è chi l’ha vissuta, ma quel che resta, ovvero gli oggetti.
Colpisce la scelta di non dare nomi propri ai personaggi: pur essendo delineati con grande profondità psicologica, restano Madre, Padre, Maggiore, Minore — figure universali, in cui ciascuno può riconoscere qualcosa di sé.
Con questo testo è risultatofinalista al Premio Strega 2025 e vincitore nel 2024 sia del Premio Berto che del premio della Fondazione Megamark.