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Passeggiate a Vigonza – Dove la Tergola confluisce sulla Brenta (19/04/2026)

Per il 19 aprile 2026 è programmata la seconda passeggiata sul Tergola, il fiume che attraversa Vigonza.
L’itinerario è descritto nella locandina.
 
Se desiderate partecipare utilizzate il qrcode presente della locandina o il link seguente

Relazione

In questa passeggiata siamo partiti dalla confluenza dei fiumi Tergola, rio Fiumicello, scolo Tergola-Veraro e rio Serraglio, arrivati alla statale 11 di Stra camminando lungo il Tergola Veraro, passati davanti alla villa Foscarini Rossi, imboccata la via Nazionale e ritornati indietro tagliando per via Bramante.

Molto interessanti sono stati gli argomenti trattati dalle nostre due guide, l’arch. Massimo Benetollo e l’agronomo Marco Tosato,  che hanno spaziato sugli ambiti urbanistico-architettonico, idraulico e botanico

l'arch. Massimo Benetollo
l'agronomo Marco Tosato

Gli aspetti urbanistici-architetturali proposti dall’arch. Massimo Benetollo

Insediamento con pozzo e capitello
Casette Voltan

Appena iniziato a camminare vediamo l’inizio della via Fiessetto. E’ una strada che fa da confine tra i comuni di Vigonza, Fiesso d’Artico e Stra. A Stra ne vediamo la fine sulla via Nazionale che corre dietro a villa Pisani. 

 

A metà del percorso tra Vigonza e Stra ci soffermiamo a guardare un tranquillo insediamento sulla sponda opposta del canale Tergola-Veraro. Vi si allunga una casa, che forse ospitava un’opificio e sulla piazzetta davanti scorgiamo, nascosti tra gli alberi, capitello del 1700 e un pozzo.

 

Più avanti a Strà superiamo le gialle casette Voltan, edilizia storica popolare promossa dal calzaturificio Voltan per dare alloggio agli operai. Sono strutture semplici, in muratura di 2 piani con piccoli orti e cortili.

 

Davanti alla villa Foscarini Rossi vediamo il Naviglio del Brenta e il punto in cui nel 1400 s’innalzava la Bastia ossia il castello di Stra e successivamente nel 1700 una villa del Palladio. Di entrambi rimane memoria solo nelle antiche carte topografiche.

Ca' Zane
Villa Antonucci
Ca' Toffoletti
Torre idrografica

Ci soffermiamo a guardare la villa Foscarini-Rossi, costruita dall’architetto vicentino Vincenzo Scamozzi (1548-1616) che era un allievo del Palladio.
Attualmente ospita il museo Rossimoda della calzatura nella parte a ridosso della strada, sale per convegni nella ex-foresteria e la casa dei proprietari nelle ex-barchesse.

 

Tra la villa Foscarini Rossi e la villa Capello-Giantin imbocchiamo la via Nazionale, strada storica ricca di ville antiche attorniate da grandi parchi. La maggior parte è di proprietà del demanio e molte versano in stato di abbandono. La più antica è Ca’ Zane, una villa del 1400 ricoperta di edera. In attesa di restauri sono anche villa Antonucci detta “Casino piccolo o “Casino del prete”” e Cà Toffoletti detta “Casino grande o “Pisanella”.

 

Per fortuna il PNRR ha permesso di restaurare l’ex stazione idrometrica del Magistrato alle acque, che è sovrastata da un’alta torre idrografica (o piezometrica) di forma ottagonale. Costruita dall’ing. Luigi Gasparini di Padova tra il 1911 e il 1916, dopo anni di abbandono diventerà una sala pubblica e una biblioteca.
Fa parte di un progetto urbanistico tutto in stile eclettico-neorinascimentale completato dalle ex-officine idrauliche, dove si costruivano strumenti di precisione idraulica di altissima qualità, e da tre case a schiera per i lavoratori del complesso.

Su questa via Nazionale termina il parco di villa Pisani, dove intravvediamo la collinetta della ghiacciaia e il retro delle serre, ma non possiamo ammirare le ex-scuderie in quanto nascoste dalle impalcature del cantiere di restauro. Tutto intorno ci sono delle piccole pertinenze di proprietà del demanio, temporaneamente assegnate al comune di Stra, affinché attui dei piani di recupero.

Gli aspetti di idraulica proposti dall’arch. Massimo Benetollo

Nel percorso vediamo due chiuse del complesso sistema di gestione delle acque del bacino del Brenta. 

La prima si trova sul rio Serraglio in prossimità della confluenza dei fiumi Tergola, rio Fiumicello, scolo Veraro e rio Serraglio. Vista l’importanza di questo nodo idraulico, nella casa fatiscente prospicente la confluenza, fino a qualche decennio fa abitava, un guardiano col compito di controllare il flusso delle acque del Tergola.

A Stra sotto il ponte a fianco della villa Foscarini-Rossi vediamo la chiusa sul Veraro

La chiusa sul Veraro, quella del rio Serraglio e la conca di navigazione di Stra regolano il flusso del Naviglio del Brenta.

Il Naviglio del Brenta è un canale che nasce alla Conca di Navigazione di Stra in prossimità della derivazione dal Fiume Brenta e in corrispondenza dell’immissione del canale Piovego. Il Naviglio segue l’originario percorso del Brenta che i Veneziani hanno spostato fuori della laguna in 500 anni di storia.
La portata d’acqua del Naviglio è regolata in primis dal Piovego, ma anche da altri fiumi che vi gettano le acque. Tra essi ci sono il Tergola e il rio Fiumicello che sfociano nel Naviglio attraverso la chiusa Veraro. Agendo sulle chiuse del Veraro e del Serraglio, in condizioni di magra lo scolo Veraro può funzionare al contrario derivando acqua dal Naviglio Brenta per recapitarla al sistema Tergola–Serraglio. Ciò significa che il Tergola è un affluente del Naviglio, ma che sua foce può trovarsi a Stra come a Mira Porte a seconda di come vengono azionate le chiuse.

Questa gestione è nata tra il 1852 e il 1859 quando è stato costruito il ramo del “Brenta di Cunetta”, il Piovego è stato fermato all’altezza della Conca di Stra e il Naviglio che scorreva nell’abitato di Stra, dove ora c’è la strada 11 che passa davanti alla villa Foscarini-Rossi, è stato trasferito nel vecchio letto del Piovego.

E’ motivo per cui un tempo si arrivava a Venezia passando per via Nazionale.

(Maggiori indicazioni in: Subunità idrografica bacino scolante, laguna di Venezia e mare antistante )

Attualmente il Tergola è un fiume arginato e i suoi argini ultimamente sono stati alzati perché la pulizia del fondo non viene più eseguita per il problema dello smaltimento dei fanghi inquinati. E’ un problema che deve essere affrontato nei prossimi anni.

 

In prossimità di quest’ultima chiusa l’architetto ci racconta del progetto di sperimentazione idraulica commissionato alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova nel 1911 dal Magistrato delle acque, una funzione amministrativa che era appena stata istituita nel 1907.
I componenti di questo sistema erano
  – la presa a ridosso del parco della villa Foscarini Rossi, con cui si aspirava l’acqua del Tergola-Veraro per riversarla in un canale sotterraneo che portava l’acqua fino alla torre ottagonale dell’ex istituto idrometrico, dove grazie ad un sistema di pompe veniva in parte utilizzata in loco e in parte scaricata nella grande vasca di Villa Pisani;
  – la torre ottagonale in cui venivano eseguiti esperimenti sulla pressione e sulla caduta dei liquidi con condotte forzate sviluppate in altezza;
  – la vasca di Villa Pisani, lunga 200 metri, larga 11 e profonda fino a 3,5 metri, in cui si effettuavano esperimenti di superficie grazie un carro ponte, oggi non più presente.

 (Maggiori indicazioni in: Studio di fattibilità del restauro )
Costruzione e utilizzo della vasca di Villa Pisani per esperimenti idrometrici di superficie

Gli aspetti di botanica proposti l’agronomo Marco Tosato

I Forasacchi
La sorghetta
Alberi mai potati
Potature radicali
Parchi diventati boschi

Durante questa passeggiata abbiamo capito che il nostro concetto di ordine non coincide con quello della natura.
I cittadini vedono del degrado nei prati con erba alta e negli alberi lasciati crescere, per cui le amministrazioni sono costrette ad eseguire frequenti sfalci raso terra dei manti erbosi e interventi radicali sulla chioma degli alberi piantati lungo le strade.


Ma sfalci così condotti portano alla selezione naturale delle specie più resistenti, che sono risultate essere i tanto aborriti forasacchi e sorghetto. E’ per questo che non vediamo più nei nostri prati i fiordalisi e i papaveri e le lucciole e i maggiolini e gli uccelli che li predano. Per mettere in moto un volano ecologico, dietro piazza Zanella si stanno facendo degli strani sfalci d’erba con lo scopo di rispettare i fiori di campo.

 

Nella zona degli impianti sportivi di Stra osserviamo gli effetti delle potature radicali su un viale di pioppi piantato vicino al Tergola. Sono piante compromesse, destinate a cadere o a spezzarsi, perché i rami tagliati troppo corti formano chiome rigide e fitte che non permettono loro di dissipare l’energia del vento.
E’ evidente il contrasto con il filare degli alberi poco lontani, che sono stati lasciati crescere naturalmente. Sono piante elastiche, dotate di rami molto lunghi in grado di dissipare l’energia del vento. In mezzo a loro non si vedono né alberi caduti né rami spezzati.

 

Quando vediamo un vecchio tasso, scopriamo che è detto l’albero della morte, perché è tossico in ogni sua parte (foglie radici corteccia e semi) eccezion fatta per la parte carnosa dei frutti. E’ una pianta molto vigorosa, ma che sta avendo grossi problemi con il clima

 

In via Nazionale notiamo che i parchi delle ville sono diventati dei boschi con alberi alti anche più di 40 m.
Questi parchi nel 1700 seguivano il modello del giardino all’italiana, caratterizzato da geometrie rigorose, prospettive scenografiche, statue, fontane, scalinate e labirinti.
Nel 1800, però, il giardino diventa uno spazio da vivere, non solo da ammirare. Si diffonde così il giardino all’inglese, legato alla sensibilità romantica. Vengono introdotti sentieri curvi, prati aperti e boschetti, laghetti, collinette artificiali, rovine finte, tempietti in un paesaggio apparentemente “non progettato”. Peccato però che questi parchi necessitino di grandi costi di manutenzione. Per sistemarli sono necessari dai 60000- 80000€ a ettaro, denaro che non tutti i proprietari possono permettersi di spendere e neanche il demanio.

 

Vigonza, 22 aprile 2026         Daniela Corso
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