Relazione
IL 13 giugno con l’Università Aperta Vigontina siamo andati ad “esplorare” il Bosco ai Prati” guidati dall’agronomo dott. Marco Tosato e poi ci siamo diretti verso i vicini orti sociali, sia per conoscere questa realtà locale che per pranzare.
Le “Comunanze”
Prima di inoltrarci nel bosco, l’arch. Massimo Benetollo ha inquadrato urbanisticamente il territorio, spiegandoci che l’area in questione, attualmente definita ad uso civico, veniva un tempo chiamata Comunanza. Ci sono riferimenti storici in testi che risalgono al 1342 e in mappe catastali del 1662 che spiegano che le comunanze di Vigonza erano terreni di proprietà
- di signorotti locali, di nobili padovani (quali i Barisoni, i Parma e i Bernardo),
- di patrizi veneziani (come i Badoer e i Mocenigo),
- di conventi della misericordia e
- di secretari patavini (ossia di membri di confraternite laicali operanti nella Padova medievale).
Questa cessione di terreni era sicuramente una forma di aiuto, visto che qui la popolazione poteva liberamente pascolare il bestiame, recuperare legname e raccogliere i frutti del bosco, ma era anche un modo per gestire un territorio vasto. Infatti chi ne usufruiva, aveva tutto l’interesse a mantenerlo salubre e inadatto all’insediamento di briganti.
Il bosco si trova nell’ex Comunanza di sotto, chiamata così perché si trova sotto la Tergola, ma a Vigonza c’erano anche altre due Comunanze. Durante la passeggiata “Dove la Tergola confluisce sulla Brenta”, all’altezza della quadri-confluenza siamo stati ai margini della Comunanza di sopra, nome dato sempre con riferimento alla Tergola, e tra le due citate c’era la comunanza di Traverso.
Attualmente queste tre comunanze sono terreni vincolati al pari del graticolato romano.
Il bosco ai Prati
Entriamo nel bosco ben coperti perché siamo in un luogo selvatico, e come tale, soprattutto d’estate, diventa dimora di vari tipi di animali da cui bisogna sapersi proteggere: topi, serpenti, vespe, calabroni, zanzare, …
Proprio per questo motivo l’agronomo dott. Marco Tosato ci invita a stare attenti a dove camminiamo e a non toccare niente con le mani, ma di utilizzare tutt’al più un bastone o un piede per indicare.
Le piante sui bordi del bosco
Prima di inoltrarci impariamo a conosce le piante che crescono sui bordi del bosco.
Molto diffuso è corniolo, un arbusto più facile da individuare in autunno quando i suoi rami diventano rossi.
Non manca l’acero campestre, su cui un tempo si arrampicavano le viti al posto degli odierni pali.
C’è pure il rovere, un tipo di quercia che cresce velocemente. Il picciolo delle foglie ci permette di distinguerlo dalla farnia, un altro tipo di quercia: nelle foglie del rovere il picciolo è quasi inesistente, mentre in quelle della farnia è evidente.
E poi ancora vediamo il viburno lantana, la frangola, dei cui frutti è meglio non abusare perché sono un fortissimo purgante, e il biancospino, che invece ha proprietà benefiche per il cuore.
Ci accostiamo a una siepe di prugnoli. Per vederla nella sua magnificenza avremmo dovuto venire in primavera, quando si riveste di fiori bianchi, ora però possiamo riconoscere i frutti, ma non ancora gustarli in quanto matureranno in autunno.
C’è anche un amolo dai frutti troppo in alto per essere colti.
Quando notiamo alcuni arbusti con le foglie bucate da insetti, la nostra guida ci spiega che non ci troviamo difronte a una pianta malata, ma davanti a un aspetto della biodiversità. La pianta può trarre vantaggio dal fatto che alcuni insetti le mangiucchino le foglie, perché diminuendone la superficie, riesce a sopportare meglio le temperature molto alte e i periodi di siccità. A volte capita che sia la pianta a decidere di perdere parte del suo fogliame per sopravvivere a un lungo periodo di siccità. Questo fenomeno si chiama filloptosi.
Il prato
Godiamo della bellezza di un prato non sfalciato che si estende in prossimità del bosco.
In mezzo cresce in abbondanza il trifoglio, ma troviamo anche qualche lingua di vacca, un’erba che, pur essendo edibile da cotta, va usata con grande parsimonia perché favorisce la formazione di calcoli renali.
Vi crescono alte le carote selvatiche, un’erba che si propaga con facilità e della quale possiamo gustare i fiori fritti in pastella. Bisogna anche qui però stare attenti a non confonderla con la velenosa cicuta. Esistono delle varietà ornamentali che hanno colori che vanno dal rosa al rosso.
Del tutto tossici sono i ranuncoli che punteggiano di giallo il prato.
Il bosco ai Prati ha circa vent’anni.
Entriamo nel bosco ai Prati.
Ampio una decina di ettari, è un bosco planiziale, ossia di pianura, piantumato una ventina di anni fa con tecniche di ripristino ambientale che a distanza di anni mostrano tutta la loro inadeguatezza.
Il bosco è un’organizzazione complessa che, per far penetrare la luce fin negli strati più bassi e garantire la massima biodiversità ed efficienza ecologica, ha una distribuzione equilibrata di specie:
- al suolo si trovano le piante erbacee (graminacee da prato, trifoglio, margherite, ..),
- fino a 3-4 metri gli arbusti (nocciolo, biancospino, corniolo, rosa canina, prugnolo, ..) e
- oltre i 4-5 metri gli alberi ad alto fusto (roverella, farnia, carpino bianco, acero campestre, frassino, pioppo bianco..).
In questo bosco, invece, le piante sono molto fitte, hanno più o meno tutte la medesima altezza, sono filate e si addossano l’una all’altra facendosi ombra.
Il motivo risiede nel fatto che all’epoca l’ente forestale aveva in dotazione centinaia di piante. Volendo metterne il più possibile a dimora, ne ha piantate troppe, posizionandole troppo vicine le une alle altre.
Forse si pensava che alcune avrebbero preso il sopravvento, ma qui le piante si sono trovate tutte bene e sono crescere contemporaneamente.
Per rimediare a questo stato di cose, in questi ultimi anni l’Ente Foreste, che ha in gestione il bosco, ha avviato un progetto di apertura di varchi.
Utilizzando le trince forestali è stata portata un po’ di luce nel fitto del bosco con l’obiettivo di arrivare ad una equilibrata distribuzione arborea in cui gli alberi d’alto fusto riescono ad innalzarsi.
Il lavoro non è stato ancora ultimato e sicuramente, oltre a quelle già tagliate, altre piante verranno rimosse, come si intuisce dai bolli rossi applicati su talune di esse, ma l’operazione non potrà essere fatta in tempi brevi, perché il bosco potrebbe soffrirne.
Va considerato, infatti, che l’apertura dei varchi
– fa entrare per la prima volta il vento dove prima l’aria era immobile, cosa questa che potrebbe causare il crollo degli alberi non sufficientemente attrezzati ad affrontarlo;
– fa penetrare il caldo sole estivo laddove vigeva l’ombra, il che può provocare scottature alla corteccia degli alberi non abituati da sempre alla luce;
– fa cadere ad arco i rami più lunghi delle piante che non sono più sostenute dal fitto del bosco.
Le zone umide
La nostra guida ci mostra che in questo bosco ci sono delle zone umide, che si creano dove il terreno è più basso. Sono molto importanti per l’ecosistema in quanto richiamano tutti gli animali del bosco, in quanto l’acqua tende a raccogliervisi soprattutto d’inverno.
Quando arriviamo noi, però, sono secche.
Le piante in mezzo al bosco
In mezzo al bosco svetta un pioppo bianco. E’ un albero a crescita veloce, caratteristica che rende questi alberi più deboli di altri. E’ facile, infatti, che il fusto si apra e che si spezzino i rami.
Vediamo anche dei platani a capitozzo con buchi nelle sedi dei vecchi polloni. Siccome dopo un taglio l’albero mette in azione delle cellule dormienti che danno origine a nuovi polloni ogni sei anni si veniva a far legna prima della piantumazione del bosco. I platani, infatti, hanno un legno duro adatto per essere bruciato.
Plastica
Camminando si notano per terra diversi pezzi più o meno grandi di plastica nera.
Sono teli pacciamanti non biodegradabili utilizzati all’atto della piantumazione, con l’obiettivo di andarli a rimuovere dopo l’attecchimento delle piante. Dimenticati sul posto ora costituiscono degrado e dovrebbero essere prelevati.
Oggi la pacciamatura è fatta con materiali biodegradabili che in pochi anni si consumano.
Valore ecosistemico
Al termine del giro la nostra guida ci spiega che cos’è il valore ecosistemico. E’ un dato che quantifica il beneficio che l’umanità riceve dagli ecosistemi naturali.
Si misura valutando il numero e il tipo di specie animali e vegetali presenti, la quantità di ossigeno prodotta e l’entità di anidride carbonica assimilata.
In un bosco il valore ecosistemico è al massimo, ma qui siamo un po’ al di sotto per via della plastica presente e perché la vegetazione arborea non si è sviluppata al meglio.
Anche i campi di mais hanno valore ecosistemico elevato, perché nei tre mesi in cui si sviluppano rigogliosi e fitti per un’altezza di circa tre metri, producono ossigeno e assimilano anidride carbonica in alte quantità.
Sfalciare poco i prati aumenta di molto il loro valore ecosistemico, per cui nel prossimo futuro si cercherà di lasciare corridoi ecologici nelle aree pubbliche, per preservare la biodiversità e lo scambio genetico tra le popolazioni.
I giardini di casa e i parchi pubblici, invece, non hanno un elevato valore ecosistemico a causa dei frequenti sfalci raso terra e delle radicali potature.
Gli Orti sociali di Vigonza
Lasciato il bosco siamo entrati nei vicini Orti sociali, dove, prima il sig. Romeo Baraldo e poi l’assessore del Settore Socio-culturale Giulia Valveri, ci è stata illustrata questa bella realtà sociale del nostro territorio, che è nata nel 2005.
I 45 lotti iniziali, ognuno di 40 mq , sono stati raddoppiati nel 2007 per la grande richiesta dei cittadini.
Utenti
Questa struttura originariamente era stata pensata solo per le persone di 55 anni e oltre, ma dopo l’abbandono di molti utenti, recentemente è stata aperta anche alle coppie giovani, per cui adesso si ritrovano 3 generazioni di utenti bambini genitori e nonni accomunati dalla stessa passione.
Anche 2 associazioni hanno preso in affitto alcuni lotti.
Si tratta degli Scout di Vigonza, che porteranno avanti il progetto di coltivazione di 2 orti, e dell’associazione CORAMI’, che ha portato i suoi ragazzi con problemi di disabilità mentale a coltivare la terra, con lo scopo di aiutarli a costruire relazioni significative e a sviluppare maggiore autonomia.
Rimangono comunque ancora degli orti non utilizzati.
Manutenzioni
In questi due ultimi anni sono state effettuate alcune opere di manutenzione :
– la pulizia del fosso che costeggia gli orti;
– la potatura delle piante che crescono sul confine e
– sono state montate due nuove casette in sostituzione di alcune fatiscenti e rifatti i contrassegni numerici degli orti, con l’aiuto dei ragazzi dell’associazione “Ci sto? Affare fatica”.
Attività e progetti
Per coltivare i legami tra i fruitori di questo servizio ogni anno si organizzano a maggio/giugno la festa di primavera e a ottobre la castagnata.
Vengono programmati, poi, progetti di formazione, in cui gli ortolani si incontrano con altre strutture simili del territorio per scambi di conoscenze.
Il pranzo comunitario
Questa bella esperienza è terminata con un pranzo comunitario sotto il portico della casetta centrale degli orti sociali.
Abbiamo apprezzato vivande fatte anche con verdure offerte dagli ortolani.
Vigonza, 16/06/2026 Daniela Corso