Sintesi dell’intervento del prof. A. Santagata
Il testo integrale è disponibile nel libro “Resistenza – la guerra partigiana in Italia (1943-1945)“ a cura di Filippo Focardi e Santo Peli, nel capitolo 16 “Partigiani, patrioti, martiri – Le memorie pubbliche della Resistenza“ (pagg. 327-344)
Mercoledì 12 novembre 2025 il professor Alessandro Santagata, storico dell’Università di Padova, ha sviluppato il tema della Resistenza con particolare attenzione a cosa è rimasto nella memoria degli italiani a distanza di 80 anni dalla liberazione dell’Italia.
La Resistenza, che è stata una guerra patriottica contro il tedesco invasore, una terribile guerra civile tra italiani fascisti e antifascisti e una guerra di classe contro i privilegi monarchici, ha portato alla caduta del fascismo, alla trasformazione dello stato da Monarchia a Repubblica e alla nascita della Costituzione Italiana.
Nel corso dei decenni queste molteplici visioni della Resistenza sono entrate in conflitto. Le diverse ideologie di un popolo, i privilegi di pochi e i diritti mancati di molti, hanno finito per modificare il lascito della Resistenza che è mutato di volta in volta a mano a mano che ci si è allontanati dalla fine della guerra.
Nel primo decennio (1945- 1955), coloro che avevano fatto la Resistenza sottolineavano soprattutto l’aspetto patriottico, una sorta di Secondo Risorgimento. Fu il periodo in cui le due anime fondamentali del panorama italiano, quella cattolica della DC rappresentata da Alcide de Gasperi, e quella comunista, guidata da Palmiro Togliatti, si incontrarono nei governi di unità nazionale, per poi fronteggiarsi in seguito nella Guerra fredda.
Nel secondo decennio, che va fino al 1968, i figli di chi aveva combattuto percepirono soprattutto gli aspetti retorici di una festa istituzionalizzata.
Nel terzo decennio (1968- 1978), la Resistenza subì un’altra trasformazione. Si iniziò a parlare di “Resistenza tradita”, riletta più sotto la dimensione politica e sociale come una Rivoluzione mancata. Questo favorì il tragico periodo degli anni di piombo.
Quando si arriva al quarto decennio, che termina nel 1989 con la data della fine sia della prima Repubblica italiana sia della Guerra fredda, i sentimenti rivoluzionari sulla Resistenza si stemperano con il partito socialista di Craxi per diventare un patrimonio democratico, non più monopolio del Partito comunista.
Nel quinto periodo, che arriva intorno al 2000, l’ascesa di Berlusconi vede un tentativo di revisionismo storico: la Resistenza viene ridimensionata da elemento fondativo a uno dei tanti momenti storici dell’Italia. Si cerca di mettere sullo stesso piano i morti della Resistenza e quelli della Repubblica Sociale Italiana on un’ottica di memoria che voleva essere condivisa.
Nel sesto periodo, che arriva fino al 2010, le presidenze di Ciampi e Napolitano offrono un’ulteriore rivalutazione della Resistenza a fondamento costituzionale dei valori democratici e dell’identità repubblicana.
E oggi che cos’è la Resistenza? Non più “Secondo Risorgimento”, ma atto di nascita della democrazia, baluardo dei diritti costituzionali, della libertà faticosamente conquistata e dell’antifascismo. Temi continuamente sviluppati dal presidente Mattarella, che ha ribadito in numerosi interventi il carattere decisamente antifascista e democratico della Costituzione generata dal periodo resistenziale.
Vigonza , 16 novembre 2025